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Bryce Canyon: dove le rocce sono abitate da spiriti - SimuMatti

Bryce Canyon: dove le rocce sono abitate da spiriti

Una volta dentro non si torna indietro: il fascino del Bryce Canyon vi catturerà.

Oggi vi presento uno dei più famosi parchi nazionali degli Stati Uniti: il Bryce Canyon. Lo abbiamo visitato proseguendo il nostro viaggio, subito dopo l’Horseshoe Bendil “ferro di cavallo” più fotografato di tutta l’Arizona. Anche stavolta non avevamo idea di cosa aspettarci se non quel poco che avevamo letto su internet. Siete pronti a scoprire anche voi questo luogo da incanto? Seguitemi!

Bryce Canyon, un luogo di inaudita bellezza.

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A rendere questo luogo spettacolare non sono tanto le dimensioni, gigantesche quanto quanto quelle di tutti gli altri parchi nazionali degli USA. A renderlo unico è invece la collezione di rocce “strane”, chiamate Hoodoos nella lingua dei nativi americani, che trasformano il Bryce Canyon in un presepe di roccia. La loro stranezza consiste nella peculiare forma, frutto di un lavoro di erosione pazientemente esercitato dagli elementi per migliaia di anni.

Dimmi che forma hai e ti dirò che roccia sei.

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Lo riconoscete? E’ il “Pugno di Thor” proteso verso l’alto

C’è la roccia che somiglia a un pugno proteso verso l’altro (Thor’s Hammer); quella che sembra uno dei fantasmi di Ghostbuster; la regina degli scacchi, con tanto di corona e ben 3 nani al seguito (The Queen); c’è persino il ponte di pietra (The Bridge). Tutto assolutamente naturale. E tutto è reso ancora più spettacolare dal colore rosso mattone che caratterizza l’interno parco nazionale.

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“Il Ponte”, ovvero il collegamento naturale creato dalla roccia

Non importa da che punto lo si osservi: il Bryce Canyon è immenso.

Percorrendo alcuni dei suoi percorsi escursionistici abbiamo potuto ammirare il Bryce Canyon da diversi punti di vista. A un certo punto ci siamo chiesti: siamo nel mezzo di un deserto roccioso o di un bosco lussureggiante? L’alternanza di paesaggi rocciosi e boscosi mette ripetutamente in discussione l’idea che il visitatore ha del luogo in cui si trova.

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Il massimo dell’emozione l’abbiamo raggiunta quando ci siamo inerpicati su per il canyon chiamato Wall Street. Questo passaggio è talmente profondo e stretto che qui gli alberi non vedono mai la luce del sole. Secondo legge di natura sarebbero destinati a soccombere eppure crescono contro ogni regola della fisica. Una dimostrazione di come la natura abbia uno spirito di sopravvivenza tanto acuto quanto quello dell’essere umano.

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Il canyon e gli alberi che fanno di necessità virtù

Il Bryce Canyon e la nostra “prima casa”.

Ogni coppia sogna una casa in cui andare a vivere. Anche noi. Sapendo di voler intraprendere una luna di miele di un anno abbiamo però deciso di posticipare qualsiasi spesa, acquistando lo zaino al posto della casa. Tuttavia al Bryce Canyon siamo riusciti a suggellare il nostro sogno. Non sto parlando di un appartamento né tanto meno una villa, quanto piuttosto di una modesta tenda da campeggio acquistata per pochi spiccioli (poco più di 20 euro). Questa tenda è stata la nostra prima vera casa. Perlomeno per noi è stato come se lo fosse, la realizzazione di un sogno bellissimo.

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Benvenuti nella nostra prima casa!

L’abbiamo acquistata perché abbiamo deciso di provare l’ebrezza del campeggio. Come avrete capito i Parchi Nazionali degli Stati Uniti sono enormi e un giorno solo non basta per visitarli nella loro interezza. E allora abbiamo pensato: cosa c’è di meglio che dormire all’interno del parco? Figo! Come sempre però facile a dirsi, difficile a farsi.

Si fa presto a dire campeggio. Da dove si inizia?

Essendo la nostra prima esperienza non avevamo la più pallida idea di cosa fosse il campeggio. Avevamo voglia di cimentarci nell’impresa ma i dubbi non facevano che creare insicurezza. Ad aiutarci a superare la titubanza iniziale è stato Aaron, il birraio del Missouri che abbiamo incontrato durante il mio tour della birra. Ci ha ospitato e, in qualità di campeggiatore esperto, ci ha guidato nell’acquisto dell’attrezzatura necessaria.

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Gli alberi non dovrebbero crescere nel deserto ma loro non lo sanno e fanno qualsiasi cosa per riuscirci

E ci ha salvato la vita. E’ stato lui a informarci sui pericoli dell’escursione termica nel deserto, dove si alternano giornate roventi e notti gelide. Secondo lui oltre alla tenda avremmo avuto bisogno di due sacchi a pelo resistenti alle temperature gelide della notte – quelli che avevamo erano estivi e insufficienti. E infatti al Bryce Canyon abbiamo dormito a temperature sotto lo zero. Freddo ma magnifico. Com’è che si dice? La prima volta non si scorda mai e per noi è stata una luminosa notte la luna piena.

Il giorno dopo la sveglia è stata bollente.

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Ci eravamo preparati al grande freddo ma non è stato sufficiente: la notte è stata gelida. Brrr… Che freddo! Ancora adesso se ci penso mi vengono i brividi. E’ stato lo scotto della mancanza d’esperienza e di un’attrezzatura poco tecnica. Però in quel momento per noi poco importava, abbiamo stretto i denti e perdurato in quella piccola follia. Perché stavamo vivendo emozioni nuove e meravigliose.

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La notte è stata dura ma la sveglia è stata drammatica. Avevamo le mani congelate, incapaci di fare qualsiasi cosa. Siamo dovuti entrare in macchina, metterla in moto e accendere i riscaldamenti per riscaldarle. Però aprire la cerniera della tenda e trovarsi circondati dalla natura, dai suoi suoni, dai suoi profumi, e assistere al giorno che prende vita è valso il congelamento. Anche se, a dire la verità, il massimo del godimento sono stati i quattro minuti di doccia bollente a gettoni presso le strutture del parco. Solo dopo, con la mente finalmente scongelata, ci siamo resi conto della nostra pazzia. Del resto siamo o non siamo matti?

Il Bryce Canyon ha dato inizio al nostro tour dei grandi parchi nazionali degli Stati Uniti. Quattro giorni, tre parchi nazionali, una tenda al seguito e due esploratori fuori di testa. Ce l’avremmo fatta? La risposta nelle prossime puntate!

Conoscete anche voi il Bryce Canyon? Vi è piaciuto?

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