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Il nostro giro del mondo: 373 giorni a 19mila euro e 48 spiccioli - SimuMatti

Il nostro giro del mondo: 373 giorni a 19mila euro e 48 spiccioli

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Quanto costa fare il giro del mondo? A noi è costato meno di un matrimonio. No, non un patrimonio. Un MATRIMONIO!

“Quanto vi è costato compiere il giro del mondo?”. Da quando siamo tornati ci siamo sentiti fare questa domanda milioni di volte. Che fosse un’intervista giornalistica o radiofonica, oppure una semplice conversazione tra amici, mi sono mantenuto vago nella risposta. “Lo comunicheremo sul blog a tempo debito”, ho detto la prima volta. Poi quella risposta è diventata una sorta di automatismo, un protocollo di difesa.

Ebbene, cari appassionati di numeri e di gossip, è finalmente giunto il momento di fare spettegulesss e confessarvi la verità dietro la nostra luna di miele e dentro il nostro portafogli. O perlomeno quel che ne è rimasto.

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Conti alla mano possiamo annunciarvi – e lo facciamo con un pizzico di orgoglio – che il nostro giro del mondo è costato – rullo di tamburi – 19 mila euro e 48 centesimi, tutto compreso! Il che significa meno di 10 mila euro a cranio, ovvero 830 euro al mese che equivalgono a 27 euro al giorno.

Qualcuno lo riterrà un costo impossibilmente basso, qualcun altro considererà la spesa eccessiva. In mezzo ci sono milioni di ipotesi. Oggi però le ipotesi le lasciamo da parte, oggi facciamo parlare i fatti. Ho cercato di essere il più preciso possibile, difatti l’articolo è più lungo del normale. Si consiglia di prendere il respiro prima di iniziare a leggere, spezzare la lettura con un buon caffè – ma attenzione a non fare danni.

Quel che i numeri non dicono.

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Tutti bravi a dare i numeri ma come li diamo noi non li dà nessuno!

Prima di sciorinare numeri fatemi chiarire una cosa. Ho impiegato tempi biblici per scrivere questo articolo, sia per fare i necessari calcoli che per argomentare la spesa. Faccio un esempio. Poco dopo il nostro rientro dal giro del mondo abbiamo letto la storia di una coppia che ha viaggiato per un anno e mezzo in sudest asiatico spendendo solo 7 mila euro. Al confronto i nostri 19 mila euro sembrano roba da ricchi sfondati. E se invece vi dicessi che noi avremmo speso meno?

Non basta il quanto, bisogna considerare il come. Il sudest asiatico è talmente economico che si mangia da pascià con 33 centesimi. Il costo della vita in generale è bassissimo e basta tenersi lontano dalle trappole per turisti per vivere alla grande. Anche noi – lo scoprirete tra poco – in alcuni Paesi abbiamo vissuto con meno di 10 euro al giorno, che equivalgono a 3.650 euro in un anno. Praticamente nulla. Come la mettiamo però se si vuole viaggiare anche nei cosiddetti “Paesi ricchi”, dove la vita costa mediamente 50 euro al giorno A PERSONA?

Piccoli sacrifici, grandi soddisfazioni.

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Da un grande viaggio derivano grandi responsabilità ma anche grandi soddisfazioni.

La nostra missione era dimostrare che il viaggio low-cost esiste. E così abbiamo fatto, rinunciando ai lussi della classica luna di miele. Io sottoscritto sergente di ferro non ho mai accettato spese inutili (vedi souvenir). Tuttavia non è stato un anno di stenti. E’ vero che rimango impassibile agli occhi dolci di Simona, però quando si tratta di assaggiare tipicità mi ammorbidisco. Questo per dire che abbiamo risparmiato su alcune cose per noi superflue, preferendo spendere per altre. Viaggiare spendendo poco è possibile, ma soltanto adottando uno stile di viaggio economico e consapevole. Per noi è stato semplice adattare il nostro stile di viaggio al nostro budget, esaurito il quale sarebbe stato game over.

Siamo riusciti a completare la missione con successo? Giudicate voi!

SimuMatti vs le compagnie aeree.

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I voli aerei, croce e delizia del viaggiatore low-cost.

I voli sono la voce di spesa più pesante del nostro conto. Non è una sorpresa: è per questo motivo che si dice che viaggiare costi. Noi lo sapevamo già e contro un nemico così temibile abbiamo preso le dovute contromisure: giocare d’anticipo.

Non abbiamo acquistato tutti i biglietti aerei subito, anche perché l’itinerario del giro del mondo è stato modificato nel corso del viaggio. Però abbiamo prenotato i voli con tre mesi di anticipo. In alcuni casi addirittura prima. Per intenderci: il volo di rientro Thailandia-Italia ci è costato appena 350 euro in coppia, addirittura meno del primo volo Italia-Stati Uniti (430 euro).

Prenotare anticipatamente presuppone buone capacità organizzative e giocoforza si diventa schiavi del tempo. Lo avevamo già messo in conto prima di partire, avendo solo un anno a disposizione, e abbiamo disegnato l’itinerario di conseguenza, così da poterci sentire liberi di viaggiare senza fretta. Il risparmio è stato notevole. Su un totale 18 voli abbiamo speso 5.234,73 euro. Sarebbe stato tutto molto più bello senza quel maledetto volo Santiago del Cile-Wellington, costato nientepopodimeno che 2.000 euro. E’ stato un tale salasso che anche i pasti serviti a bordo ci sono sembrati salati. Mortacci tua, LATAM Airlines!

Ah, una cosa importante: i bagagli. Per risparmiare sui voli occorre evitare di imbarcare il bagaglio. Lasciate che vi sveli un segreto: chi viaggia con lo zaino è avvantaggiato. Ormai le compagnie aeree, soprattutto quelle low-cost, hanno adottato politiche molto stringenti sul bagaglio a mano, sia in fatto di dimensioni che di peso. Però mentre la valigia e il trolley sono soggetti a controllo, lo zaino passa spesso inosservato. Basta presentarsi al check-in con disinvoltura, anche quando si sa di aver ampiamente sforato il limite di peso, sfoggiando un sorriso smagliante. Et-voilà: zaino imbarcato! Tuttavia le compagnie aeree sanno essere furbe, molto furbe, e a volte ricorrono alla bilancia. Il viaggio è maestro e il viaggiatore è l’allievo che ha superato il maestro. Ecco, in questi casi il viaggiatore è capace di trovare soluzioni machiavelliche. Ma questo è un segreto che non vi posso svelare, muahahaha.

La pratica batte la… matematica.

La matematica non è un’opinione e viaggiare low-cost è un corso accelerato in economia. Per registrare e tenere sotto controllo le spese abbiamo seguito il consiglio di Stefano e Cecco del blog Be World Citizens, utilizzando una app chiamata Monefy. Anche senza acquistare la versione Pro ha servito diligentemente lo scopo. Unico limite? Si azzera ogni mese e non considera la differenza tra valute. Ho quindi registrato tutto sotto forma di numeri e, una volta a casa, ho convertito in euro. Per maggiore precisione ho applicato il tasso di cambio vigente alla data dell’operazione.

Basta un poco di metodo e il conto va giù.

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Con il giusto metodo si può risolvere ogni problema, anche risparmiare.

Vi spiego brevemente come ho calcolato le spese del giro del mondo. Ho innanzitutto individuato 8 categorie per ciascuna voce di spesa: Commissioni, Trasporti, Spesa, Macchina/Motorino, Food, Intrattenimento, Alloggi e Varie. Vediamone i dettagli.

  1. Commissioni bancarie (0,4%, 84 euro)
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Entriamo nel dettaglio delle singole voci partendo dalla più semplice: le commissioni bancarie, per la serie “se non le vedi non vuol dire che non esistono”. Le commissioni sono l’incubo del viaggiatore: non si sa a quanto ammontano, sono invisibili e soprattutto, quando si viaggia in valuta estera, pesano il doppio.

Molto si è fatto per ridurre i costi legati allo scambio tra valute ma un modo per viaggiare senza pagare le commissioni ancora non esiste, e se esiste per favore fatecelo sapere. Però si può risparmiare. Affronteremo il discorso approfonditamente, nel frattempo sappiate che esiste un aggeggino meraviglioso chiamato Revolut. Si tratta di una carta prepagata davvero rivoluzionaria che indica il tasso di cambio applicato (che sarà tra i più favorevoli) e che non applica spese fisse sulle transazioni con l’estero. Bisogna solo pagare il costo di ogni ricarica in euro, dopodiché la si può utilizzare per pagare con qualsiasi valuta.

Purtroppo solo alcune valute sono accettate. Laddove non disponibile siamo dovuti sottostare alla legge del più forte, ovvero delle banche. E così, quando tutto sembrava perduto, abbiamo dovuto ricorrere alla nostra carta di credito nazionale. Alle ricariche Revolut (23 euro) bisogna pertanto aggiungere le commissioni di prelievo (22 euro) e tassi di cambio sfavorevolissimi (39,27). Per 11 volte grazie di cuore per il salasso, ING!

2. Trasporti (13%)

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Nella voce Trasporti rientrano autobus diurni e notturni, metro, bus cittadini, traghetti, tuk-tuk e tutti gli strampalati mezzi pubblici asiatici. C’è poco da dire in merito. L’unica maniera per sopperire a queste spese è camminare, oppure chiedere l’autostop. Vi sfidiamo a fare l’autostop in Australia, oppure a percorrere da nord a sud l’Argentina. Siamo viaggiatori, non supereroi.

3. Spesa (8%, 1454 euro)

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Qui sono incluse tutte le spese, riguardanti principalmente cibo e bevande ma anche toiletteria e sanitari e in misura minore abbigliamento. Nel nostro caso le spese più poderose le abbiamo fatte nei Paesi in cui avevamo l’auto a noleggio (USA, Nuova Zelanda, Australia), così da poter utilizzare il bagagliaio come frigo non raffreddato. Abbiamo fatto spese folli anche in Messico, giustificate dalla straordinaria selezione di panificati rinvenibili al supermercato, e in Perù, dove l’abbigliamento caldo e coloratissimo è tentatore.

4. Macchina/Motorino (18%, 3.504 euro)

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Senza l’auto non saremmo mai e poi mai riusciti a muoverci agevolmente in USA e Australia. Avremmo potuto farlo in Nuova Zelanda, dove l’autostop funziona e le distanze sono umane, ma avremmo dovuto escludere l’isola meridionale.

Quella del motorino è invece stata la spesa che ci ha svoltato la vita a Bali, liberandoci dalla schiavitù dei Tuk-Tuk e dandoci la possibilità di visitare l’intera isola in totale libertà – nel nostro caso di arrivare addirittura sull’isola di Java. Ma il motorino ci ha anche consentito di compiere imprese epiche in Cambogia, dove abbiamo respirato più polveri sottili che in tutta la nostra vita.

Vi consigliamo inoltre di considerare il noleggio del motorino anche per singoli giorni: migliora la giornata da così a così e a volte costa meno del noleggio della bicicletta.

5. Mangiare fuori (8%, 1.367 euro)

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Questa è la voce di spesa che ci ha dato maggiori soddisfazioni, ma anche cocenti delusioni: mangiare (e bere) fuori. Mi sarei aspettato che spendessimo di più e invece siamo stati bravissimi. Questo perché siamo italiani e per fortuna abbiamo il gusto sviluppato. Escluse poche sciccherie tutti sanno che negli USA si mangia male e lo stesso vale per Nuova Zelanda e Australia.

In Messico, America Latina, sudest asiatico, tenendo a freno la voglia di pizza e non lasciandosi abbindolare dal cibo occidentale, lo street food regala emozioni e fa felice il portafogli. Qualche sgarro ce lo siamo concesso in Giappone, dove almeno abbiamo mangiato fuori almeno una volta al giorno – e in Giappone il cibo non è tra i più economici. Ma come potevamo rinunciare a Ramen, Noodles e Katsudon?

6. Alloggi (6%, 945 euro)

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Questa è la parte dove siamo stati più bravi, riducendo le spese al minimo. Per buona parte del viaggio abbiamo trovato alloggio gratuito tramite Couchsurfing – che sia benedetto! Laddove non possibile abbiamo provato a sistemare l’itinerario di conseguenza, a cercare la sistemazione più economica oppure a prenotare in anticipo.

Oltre alle capacità organizzative abbiamo fatto ricorso a straordinarie capacità di adattamento per dormire ovunque e con chiunque, cose persone o animali che fossero: dallo youtuber nella villa faraonica alla catapecchia senza acqua corrente finanche in mezzo alla giungla. In alcuni casi abbiamo dormito in macchina, per ammortizzare la spesa di noleggio. In altri casi abbiamo trovato più conveniente acquistare la tenda e dormire in campeggio. Insomma conveniente e comodo non sono la stessa cosa.

7. Intrattenimento (15%, 2.478 euro)

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Questa è la categoria più eterogenea. Potevamo chiamarla Divertimento ma abbiamo preferito una soluzione all inclusive visto che qui dentro finiscono musei, ingressi ai siti turistici, visite guidate, escursioni. In Nuova Zelanda non ci siamo “intrattenuti” affatto, mentre in Perù abbiamo speso la bellezza di 702 euro – tra poco vi spiego perché.

8. Varie (2%, 622 euro)

In questa categoria residuale rientrano le voci di spesa più strampalate: dalle donazioni al monaco truffatore ai regali per il nipotino appena nato, dal parrucchiere al rinnovo del passaporto – ebbene sì, abbiamo dovuto patire anche questo. Singolarmente non incidono ma nel complesso di un anno si fanno sentire.

Qui dentro rientrano alcune spese ricorrenti quali le Sim del cellulare, acquistate quasi in ogni Paese, e le cartoline dal mondo, spedite come ringraziamento alle donazioni ricevute.

La pole position dei Paesi più cari e meno cari.

Siore e siori, preparatevi: stiamo per spararle grosse! Devo essere sincero, quando ho letto i conti anch’io sono rimasto scioccato. Prima di partire per il giro del mondo avevamo definito il nostro budget in funzione della divisione tra “Paesi ricchi” e “Paesi poveri”. La differenza è data dal costo della vita. In generale l’occidente è caro e l’oriente è economico.

Eravamo convinti che i Paesi più cari sarebbero stati USA, Nuova Zelanda, Australia e Giappone. E invece no, perlomeno non del tutto. Gli Stati Uniti si sono confermati il Paese più caro di tutti, eppure è andata molto meglio del previsto. E’ stato il primo Paese visitato e, consapevoli di avere 12 mesi davanti, siamo stati bravissimi a ridurre le spese all’osso. Qui la spesa maggiore è stata ovviamente quella della macchina, per la quale vi ho già consigliato come risparmiare e alla quale non è possibile rinunciare.

A lasciarmi di stucco è stato il secondo posto, il Cile, con ben 1437 euro, che essendo in America Latina avevamo scioccamente incluso tra i Paesi poveri. Poveri sì, ma non per i turisti! In realtà il costo della vita in Cile è simile a quello dell’Europa. E’ vero che la valuta locale è debole e l’inflazione è alle stelle, però bisogna considerare che c’è tanto turismo, e il turismo si rivolge per l’appunto ai turisti, che spesso sborsano in dollari. Qui hanno pesato gli alloggi e soprattutto l’intrattenimento (), in cui rientra l’escursione a Torres del Paine, che costa non poco e sulla quale abbiamo dovuto aggiungere il costo di acquisto dell’attrezzatura da campeggio.

Tralasciando terzo posto (Nuova Zelanda, 1289 euro) e quarto posto (Australia, 1305 euro), che erano pressoché scontati, menzione speciale merita la medaglia di legno del Perù, praticamente al pari della Nuova Zelanda con la considerevole cifra di 1250 euro. Anche qui l’intrattenimento ha fatto la differenza, ma come si può fa a visitare il Perù senza vedere Machu Picchu, la Valle Sagrado, il Canyon del Colca, Arequipa e l’Amazzonia? Eresia!

E i Paesi meno cari? Myanmar, Bolivia e Malesia. Su 14 Paesi visitati abbiamo speso 828 euro di media, pari a 33 euro al giorno. Considerando quanto spendiamo quotidianamente, tra casa, macchina e spesa, bisogna ammettere che non è male.

Cambiando l’ordine degli addendi il giro del mondo… si sballa!

Lo scenario cambia drasticamente adottando una logica ponderata, ovvero considerando la spesa in funzione della durata, misurata in giorni. Più o meno abbiamo trascorso un mese in ogni Paese, con alcune eccezioni. Il risultato potrebbe stupirvi. La Top 3 diventa la seguente: inaspettato terzo posto Bolivia (50 euro), secondo posto Cile (53 euro), primo posto Nuova Zelanda (58 euro). Ancora una volta l’America Latina ci ha fatto piangere. Per fortuna abbiamo recuperato in Indonesia, Malesia, Thailandia e Myanmar, dove abbiamo vissuto alla grande con meno di 10 euro a testa al giorno.

Spese necessarie: l’assicurazione viaggio

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L’assicurazione è necessaria per non rimanere bloccati in mezzo al nulla.

State pensando di partire per il giro del mondo senza assicurazione viaggio? Dimenticatevelo! E’ vero che si tratta di una cifra consistente ma vi posso assicurare che sarebbe molto peggio senza. Pensate per esempio agli Stati Uniti, dove chi non ha l’assicurazione medica paga fior di quattrini per farsi curare una banale influenza. Va bene risparmiare ma quando c’è di mezzo la salute non c’è risparmio che tenga. Spesa? 1.248 euro.

Imprevisti, ahi ahi ahi.

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Quando meno te lo aspetti arriva l’imprevisto.

La fortuna è cieca la sfiga ci vede benissimo e colpisce di brutto. A noi ci ha colpito una domenica mattina, su una irta strada collinare in Nuova Zelanda. Grrr, che rabbia, se penso come siamo finiti lì. Per colpa di Google Maps, che ci ha fatto fare un giro assurdo per evitare una semplicissima inversione di marcia. Fu così che, dopo l’ennesima curva, sono stato accecato dal sole. Risultato? Ho tamponato una macchina sul lato della strada. Vana è stata la giustificazione che la macchina fosse parcheggiata sulla carreggiata: abbiamo dovuto sganciare 620 euro, sull’unghia.

Solo io potevo incidentare l’auto l’ultimo giorno di noleggio, praticamente due ore prima della riconsegna. Per fortuna quel giorno abbiamo accumulato punti karma, che si sono poi trasformati in autentica sorpresa. Vista la spesa imprevista abbiamo escluso l’Africa dal nostro itinerario, essendo piuttosto dispendiosa, ripiegando sul Giappone. Ed è stato me-ra-vi-glio-so!

La voce imprevisti lievita considerando un altro fattaccio: il furto in Perù. Ho tralasciato il valore economico degli oggetti che ci sono stati derubati, così come quello morale – praticamente abbiamo perso tutte le foto e i video del Messico – però resta il fatto che ci hanno rubato soldi per un totale di 78 euro. Poi va bé, ci sono le spese di spedizione del pacco dall’Indonesia, di fatto mai consegnato perché, una volta a Milano, hanno pensato bene di non contattare nessuno dei tre numeri presenti e di rispedirlo al mittente.

SimuMatti, giro del mondo e spese folli.

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C’erano alcune spese che avevo rimosso dalla memoria quasi per vergogna. Il cavo di ricarica del cellulare, per esempio, che dopo essermi stato rubato mi ha dato sempre noia. Non una, non due ma ben tre volte, costringendomi a cercarlo tra le risaie di Bali, al mercato di Arequipa e nei futuristici negozi di Tokyo. Alla fine ho risolto comprando un adattatore, che utilizzo ancora e che mi ha salvato da innumerevoli dimenticanze. E’ proprio vero: chi più spende meno spande.

La menzione d’onore di spesa più intelligente dell’intero viaggio va ai 3 euro della confezione di plastica alimentare, con la quale siamo riusciti a sopravvivere a quelle giornate in mano al destino quando non è dato sapersi quando si potrà mangiare nuovamente, se prima della mezzanotte in Argentina o dopo le 11 di mattina in Indonesia.

La spesa peggiore? L’accesso a un bagno pubblico in Myanmar, poco prima della partenza per un lungo viaggio. Non è stato un problema che fosse un bagno indiano, quanto che mi si è sfasciato sotto i piedi proprio mentre facevo i bisogni e sono dovuto ricorrere a soluzioni che manco MacGyver per uscirne fuori pulito. 20 centesimi di euro che di fatto non hanno prezzo.

E siccome la mia doppia laurea con lode in economia pretende giustizia, volendo proprio essere precisi bisognerebbe considerare il cosiddetto “costo opportunità”. Ve la spiego come se lo spiegassi a mia nonna. Quanto avremmo guadagnato se avessimo lavorato per un anno anziché partire? Bene, quello è il costo opportunità. Ma forse è meglio non pensarci…

Giro del mondo completato. E i 48 centesimi?

Sono gli spiccioli che abbiamo raggranellato nel corso del viaggio e che non abbiamo potuto convertire prima di partire per un altro Paese. Li abbiamo conservati nel salvadanaio con l’auspicio di poter, un giorno, ritornare a spenderli.

Missione compiuta? Lasciamo a voi il giudizio. Per noi questo giro del mondo è stata l’esperienza più bella della nostra vita e vale qualsiasi spesa. Perché ricordate: tutto ha un prezzo nella vita, tranne la felicità.

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Konnichiwa!

Siamo Matteo e Simona, una coppia di sposini che, ancora fresca di matrimonio, ha deciso di mollare tutto per coronare il sogno della propria vita: compiere il giro del mondo in un anno, zaino in spalla. Fu così che tutto ebbe inizio.

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