Giro del mondo senza aerei: 3 anni alla ricerca della felicità

Claudio è partito alla ricerca della felicità. Per trovarla ci ha messo ben tre anni, durante i quali ha fatto il giro del mondo senza aerei.

Mollare tutto, partire per tre anni e compiere il giro del mondo senza aerei. Ganzo, eh? Si dice che il bello non sia la destinazione, bensì il viaggio per raggiungerla. Questo concetto calza a pennello per la storia di oggi, una storia che vale la pena leggere. Prendetevi 10 minuti di tempo, rilassatevi e allacciate le cinture: si parte!

Trip Therapy, ovvero la ‘terapia del viaggio’.

La storia di oggi è quella di un viaggiatore chiamato Claudio Pelizzeni, 32 anni, originario di Piacenza e impiegato presso la Deutsche Bank di Milano. E non un impiegato qualsiasi, visto che ricopre l’invidiabile posizione di vicedirettore. Una carriera che molti sognano. Ma lui no. A lui quel lavoro sta stretto. E più i giorni passano, più diventa insofferente e si sente infelice. Nella sua testa frulla il viaggio da quando aveva 23 anni. A quei tempi era neolaureato e, desideroso di scoprire cosa fare della propria vita, era andato a vivere 8 mesi in Australia. Qui aveva scoperto un modo diverso di viaggiare, fatto di zaino anziché di trolley, di persone anziché di destinazioni. E’ in quel momento che scopre di essere un paziente affetto dal gene wanderlust.

Purtroppo il salto nel vuoto fa paura. E lui fa un passo indietro.

Ma è ancora presto per partire. Lui il viaggio ha appena imparato a conoscerlo e i suoi profondi segreti gli sono ancora preclusi. Inoltre, la prospettiva di fare carriera in banca è troppo allettante. Non se la sente di mollare tutto e torna in Italia, dove intraprende una carriera da impiegato modello. Se non fosse che – perdonate la frase fatta – i soldi non fanno la felicità. Quella felicità che forse ancora non ha acciuffato ma che ha imparato a riconoscere quando, una volta all’anno, si concede la libertà di viaggiare sfruttando la breve finestra temporale delle ferie. E’ quello l’unico momento in cui si sente veramente felice.

All’orizzonte bruciava la fiamma della libertà.

Finché un giorno, uno dei tanti a fare il pendolare in treno verso lavoro, riceve un “battesimo di fuoco”. Quel giorno, mentre scorreva passivamente le notizie di Facebook, viene colpito da un elemento straordinario. Quel qualcosa è un tramonto rosso fuoco. Niente di trascendentale a dire la verità, eppure diventa spettacolare se contestualizzato nel grigiore della Pianura Padana. Quel tramonto rosso gli incendia l’anima.

Tornato a casa il momento della resa dei conti.

Claudio decide di affrontare il suo peggior nemico: se stesso. Quello stesso nemico che spesso rifuggiamo, convinti che sia troppo forte per tentare di sconfiggerlo. Claudio invece lo affronta a muso duro. Si guarda allo specchio e si chiede “sono felice?”. La risposta non ce l’ha. Del resto come potrebbe: questa domanda è di una potenza clamorosa. Ma farsi la domanda è già un passo verso la risposta. Gli viene in soccorso Wikipedia. Banale, è vero, ma diventa meno banale quando si inizia a fare veramente attenzione a ciò che si legge. E lui legge: la felicità è lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. E’ a quel punto che scatta la consapevolezza. La consapevolezza di essere un uccellino in gabbia, di vivere la vita secondo le aspettative altrui anziché le proprie. Una vita della quale non ne può più.

Claudio prende la sua decisione: partire.

Non è stato facile prendere la decisione di lasciare il lavoro, soprattutto perché stava lasciando qualcosa per cui altre persone avrebbero fatto carte false. Stava salutando amici e parenti che avrebbe rivisto chissà quando e che, per quanto gli volessero bene, avevano il timore gli fosse saltata una rotella. Ha spiegato loro che ognuno deve trovare il suo posto nel mondo. Forse quel posto di lavoro era di chi lo desiderava davvero. Di certo il suo posto era un altro e per trovarlo aveva intenzione di compiere il giro del mondo senza aerei.

Perché senza aerei?

L’idea di viaggiare senza aerei la mutua da uno dei tanti libri che legge, in particolare uno di quelli di Tiziano Terzani. Un libro che parla di un viaggio lento, scomodo, fatto di posti normali con persone normali. Non solo. Claudio sente di avere bisogno di una regola, qualcosa che renda la sua avventura unica e personale e che – allo stesso tempo – aggiunga pepe. Ci vuole un obiettivo sfidante per dare il massimo, spingendosi al limite e superandolo.

Tre anni in giro del mondo senza aerei. Figo! Se non fosse che…

Subentra il primo problema: l’economia. Inutile raccontarci fesserie: viaggiare ha il suo costo. Certo, con un po’ di adattamento si può risparmiare – l’obiettivo della nostra missione è proprio questo – ma di certo non si vive di sola aria. E tre anni son tanti. Senza contare che viaggiare in aereo paradossalmente può costare meno che viaggiare via terra, dove le distanze si dilatano. Anche questo contribuisce a rendere la sfida più entusiasmante: si dà un budget di 15 euro al giorno, raccoglie bagatti e bagattelli e parte.

Viaggiare è un conto, fare esperienza è un altro.

Durante questo viaggio Claudio si sveste dei suoi panni, resetta la mente e ricomincia da zero. In Nepal, come volontario in un orfanotrofio, scopre la vera ricchezza: il sorriso. Sono i bambini a mostrarglielo. Da quel punto il viaggio diventa sempre più introspettivo. Compie un corso di meditazione Vipassana: 10 giorni di silenzio “nobile”, senza parlarsi o anche solo guardarsi, senza l’utilizzo di alcun mezzo di comunicazione, tatuaggi compresi. Ed ecco quello “spingersi al limite e superarlo” di cui parlavamo prima: Claudio teme di impazzire, eppure resiste e va avanti.

All’undicesimo giorno torna tra i comuni mortali ma non è più lo stesso. E’ una roccia e la sua mente è potentissima. Questa esperienza gli consente di passare al livello successivo e decide di iscriversi a quella che lui chiama “l’Università del viaggio”: l’India. Un Paese pieno di contraddizioni, dove regnano il politeismo e la differenza tra caste. Ma soprattutto esiste qualcosa che per noi occidentali è tabù: la morte. Assistere a un funerale indiano – ed evito volutamente di scendere nei particolari – è un’esperienza mistica e lo aiuta a capire che su questa terra siamo tutti uguali, perlomeno nel momento della morte.

 

In tre anni di giro del mondo senza aerei ne accadono di cose!

Nella storia di Claudio c’è di tutto. Ci sono la musica reggae e i concerti negli Stati Uniti. C’è anche l’amore, in Brasile, uno di quelli che brucia forte e per questo si consuma prima. C’è stato il ritorno in Australia, la sua Australia, quella a cui avrebbe fatto ritorno a ogni costo. Anche se avesse dovuto pagare 80 dollari al giorno per 28 giorni in viaggio su una nave cargo. A quel tempo Claudio non lo sapeva ma quella nave l’avrebbe aiutato in maniera inimmaginabile, ispirando il romanzo autobiografico che ha poi scritto. Claudio è da poco rientrato a Piacenza, il luogo da cui è partito per realizzare il suo sogno. Un sogno inseguito a lungo, con caparbietà, realizzato a 35 anni e dopo 1.000 giorni. Se non è questa una storia che vale la pena raccontare!

Qual è stato il prezzo della ricerca della felicità?

Purtroppo la ricerca della felicità non è indolore. Lo scotto è stato duro: stare lontano da casa per tre anni. Trascorrere il Natale lontano dai genitori, non poter partecipare ai matrimoni di amici e parenti, non poter condividere gioie e non poter essere d’aiuto nei momenti di difficoltà. Il costo della rinuncia è direttamente proporzionale al guadagno. Ma ne è valsa la pena, perché in palio c’erano il tempo, la libertà e la felicità. Tra rimorso e rinuncia Claudio ha preferito la rinuncia. Mosso da coraggio ha lasciato il certo per il nulla. Ed eccolo qua, vivo, vegeto e felice di raccontarlo.

Dottore, che sintomi ha la felicità?

C’è una cosa che non vi ho detto: Claudio è affetto da diabete mellito di tipo 1 da quando era piccolo e insulinodipendente. Lui di questa cosa non ne parla molto, perché non vuole che le persone provino pietà nei suoi confronti. Però, proprio per aiutare chi come lui soffre della stessa patologia, ha messo in piedi un blog per dimostrare che il viaggio è quasi una panacea. Forse non potrà curare ogni malattia, ma certamente è in grado di curare i limiti che esistono solo nella nostra testa.

Concludo con una riflessione personale.

Claudio non ritiene tutti debbano per forza viaggiare. Sono pienamente d’accordo. Viaggiare era il mezzo per cercare la sua felicità ma non è detto che lo stesso mezzo valga per tutti. Non è detto che lo stesso mezzo valga per me. Questo lo scoprirò solo durante la nostra prossima luna di miele intorno al mondo. Certo vale la pena fare il possibile (e l’impossibile) per scoprire cosa ci rende felici. Perché tutti, guardandoci allo specchio, dovremmo essere in grado di rispondere “sì, sono felice!”.

Quando esiste una volontà forte niente è impossibile. Claudio lo ha dimostrato compiendo il giro del mondo senza aerei. Soprattutto ha dimostrato che la felicità non piove dal cielo e per conquistarla occorrono caparbietà e coraggio. E anche un pizzico di incoscienza.

Potete seguire le avventure di Claudio su Trip Therapy. A noi ha lasciato un bel po’ di consigli per affrontare il nostro grande viaggio. Speriamo la sua storia possa essere d’aiuto anche a voi. Buena vida!