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Messico e nuvole, la faccia felice dell'America - SimuMatti

Messico e nuvole, la faccia felice dell’America

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Messico e nuvole e giorni felici: il secondo Paese del nostro giro del mondo si è rivelato migliore delle nostre più rosee aspettative.

Messico e nuvole, stiamo arrivando! E infatti arrivare in Messico è stato me-ra-vi-glio-so. Dopo un on the road negli Stati Uniti di 42 giorni a ritmo serrato sembrava impossibile che la prossima tappa del nostro giro del mondo potesse essere altrettanto performante.

Ero però entusiasta della partenza e, pur col dispiacere di lasciarmi alle spalle grandi avventure, ma sapevo che ne avrei trovate altrettante ad aspettarmi. Del resto sul Messico avevo grandi aspettative e in cuor mio ero convinto che non mi avrebbe deluso. Col senno di poi posso confermare non solo che il Messico è un Paese straordinario, aggiungo per me è stato il Paese più bello tra quelli da noi visitati.

Il Messico pericoloso? Ma va là!

Ce ne avevano parlato come del luogo più pericoloso del mondo, una calamità naturale che solo dei folli potevano ardire di visitare. Ricordo ancora col sorriso il nostro caro amico Steven, che come qualsiasi cittadino a stelle e strisce aveva forti dubbi circa la sicurezza di un viaggio in Messico. Ricordo il suo eloquente aneddoto, da utilizzare come mezzo di sopravvivenza in caso di pericolo: viaggiare con in tasca una banconota, una pietra e un elastico affinché, in caso di rapina, si potesse infagottare la pietra con la banconota e lanciarla lontano. In questo modo, distraendo i ladri, si sarebbe potuto correre dalla parte opposta. Che genialata!

Anche altre persone avevano additato al Messico presunte pericolosità. Gli USA ci hanno trasmesso un certo pregiudizio, un democratico razzismo nei confronti dei Messicani – di fatto rivelatasi un’antipatia reciproca. Però sulla scorta della nostra permanenza di 32 giorni posso affermare senza ombra di dubbio che il Messico NON è pericoloso e – udite, udite – è un vero paradiso terrestre che BISOGNA visitare.

Oggi che siamo tornati a casa è nostra missione spargere la voce e fare sapere alla gente che il Messico è ben più che cartelli della droga e delinquenza. Il Messico è una terra fantastica, i messicani lo sono ancora di più e il cibo spacca.

Messico e nuvole in vista.

Stavamo per atterrare a Città del Messico. Sorvolando la città dall’alto durante la fase di atterraggio del volo ci siamo resi conto delle sue notevoli dimensioni. Del resto stiamo parlando di una capitale e un’estensione del genere è quasi scontata.

Durante il volo abbiamo fatto conoscenza di uno studente statunitense, precisamente californiano. Era uno studente di architettura in trasferta a Città del Messico per studiare sul campo lo stile delle antiche civiltà. Abbiamo condiviso la corsa in taxi che ci ha condotto al centro città e lo abbiamo fatto attraverso Uber, un sistema molto più conveniente rispetto a qualsiasi trappola per turisti.

Come al solito la nostra prima meta è stata il museo nazionale di Antropologia. Consapevoli dell’enorme ricchezza culturale di questa terra e delle sue antiche civiltà, che va ben oltre le poche pagine studiate sui libri di storia delle scuole medie, abbiamo ritenuto doveroso un piccolo approfondimento prima della full immersion che ci aspettava.

Ma prima di entrare nel museo ci attendeva una sorpresa: i voladores de Papantla. E’ il nome di un gruppo di uomini-uccello, in realtà artisti circensi appartenenti a un gruppo culturale ben preciso, così chiamati in quanto la loro specialità sono le acrobazie in volo. Una volta risalito un lungo palo – qualcosa di simile all’albero della cuccagna – questi artisti si lanciano in un’evoluzione discendente attraverso un sistema di funi roteanti.

L’altezza proibitiva è già di per sé sufficiente per fare loro un applauso. Come se non bastasse sono così temerari che, oltre a non utilizzare protezione alcuna, rimangono la testa in giù per tutto il tempo dell’esibizione. La discesa viene nel frattempo scandita dal suono del tamburo che uno dei voladores riesce abilmente a suonare mentre piroetta in volo. Ritmi lenti e regolari porteranno il gruppo a terra solo dopo diversi, assorti minuti. C’è poco da dire, la capacità di questi artisti è strabiliante. E allora via di applauso fragoroso. Caro Messico, non potevi regalarci benvenuto migliore!

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