Racconto di due città: New York e Catanzaro

Steven e Rosa ci hanno fatto il racconto di due città: New York e Catanzaro.

Il nostro viaggio a New York City è andato a gonfie vele. Per ogni località visitata la nostra intenzione è quella di conoscere le persone e farci raccontare loro storie, farci ispirare e raccontarvele a nostra volta. Iniziamo quindi a entrare nel vivo del nostro viaggio intorno al mondo raccogliendo il racconto di due città: quella di lui (Steven) e quella di lei (Rosa), che attualmente vivono a New York ma hanno radici in Catanzaro.

Il racconto di due città: quello di Steven è strano assai.

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Il racconto di due città inizia con la storia di Steven. Innanzitutto le sue origini che in qualche modo si incrociano con le nostre: il nonno è originario di Catanzaro e ha sposato, dopo la morte della prima moglie, un’americana. Il padre ha sangue misto inglese e irlandese. Di conseguenza all’interno del suo DNA scorre un po’ tutto il mondo. Lo abbiamo conosciuto proprio grazie alla sua connessione con la Calabria.

Ha una moglie e due figli: Sarah e Jacob. Oggi è pensionato ma in passato ha lavorato come ingegnere per 25 anni. Dopodiché, insofferente verso il suo lavoro e intenzionato a lasciare ai suoi figli il desiderio di essere felici nella vita, ha mollato tutto e si è rimesso in gioco. Ha conseguito una seconda laurea ed è diventato Egittologo. E’ riuscito nel suo intento visto che Sarah ha deciso di seguire il suo stesso percorso, intraprendendo a sua volta gli studi di egittologia presso l’Università di Memphis. Jacob è invece un appassionato di guerre e storia militare, una passione probabilmente ereditata dal nonno (padre di Steven) che ha partecipato alla seconda guerra mondiale.

Ma soprattutto Steven è un grande viaggiatore.

Per lavoro ha visitato tutti gli Stati Uniti d’America (fatta eccezione di Alaska e Hawaii). Alla domanda “quale stato degli USA è il tuo preferito?” la risposta è stata ironica: “quello in cui ci troviamo, ovviamente” – New York. Solo più recentemente ha deciso di scoprire le sue origini tornando nella città da cui è nato tutto, ossia Catanzaro. Per arrivarci ha però preferito prendersela comoda e ha fatto il giro largo: è partito dall’America ed è arrivato in Cina, dopodiché ha attraversato la Mongolia e infine la Russia attraverso la Transiberiana, arrivando in Europa prima in Germania e poi in Calabria. Il tutto perché il figlio Jacob aveva conseguito buoni voti a scuola e gli sembrava giusto fargli un bel regalo. Se non è questo un bel regalo!

Gira che ti rigira, alla fine il posto più bello del mondo è casa (o dove ti sembra tale).

Manco a dirlo di questi 40 giorni di viaggio i 4 trascorsi a Catanzaro sono stati i più belli. Non tanto per la città, quanto piuttosto per le persone che lo hanno accolto come fosse un lontano amico ritrovato. E’ vero che in Italia siamo tutti ospitali ma è pacifico sostenere che al Sud abbiamo una marcia in più. Chi conosceva Steven e la sua storia gli ha offerto vitto e alloggio e gli ha fatto da guida per la città.  Così come lui ha poi fatto con noi a New York City, in un fantastico meccanismo di meticciamento tipico di chi ama viaggiare.

Il momento più toccante della sua visita a Catanzaro è stato quando, in occasione della festa ecclesiastica della città, il figlio Jacob è stato invitato a toccare la statua della Madonna. Non essendo loro di famiglia cattolica e soprattutto non essendo abituati a questo genere di esternazioni umane, così “calorose”, la cosa li ha lasciati spiazziati. A quel punto, notando la loro titubanza, tutti hanno capito che quegli stranieri erano la famosa famiglia americana in visita a Catanzaro. E giù di lì tutti a complimentarsi con Steven, elargendo attestazioni di affetto ed orgoglio nei confronti di un americano in visita alla città. Questo episodio lo ha fatto sentire a casa, come in una vera famiglia. E lui da quel giorno, in segno di affetto nei confronti della città, porta sempre con sé la sciarpa della squadra di calcio del Catanzaro, ovunque vada.

La storia di Steven ci ha insegnato due cose.

La prima è che rimettersi in gioco non è questione di età. L’età non deve essere un ostacolo all’inseguimento dei propri sogni. Occorrono invece coraggio e buona volontà, grazie ai quali niente è impossibile. La seconda è che il dono più grande che possiamo fare a noi stessi (e ai nostri cari) è viaggiare. In lungo e in largo, per vedere e conoscere, spaziare e aprire la mente, per avere qualcosa da raccontare ai propri figli. Il tutto senza mai dimenticare il luogo da cui veniamo. Le nostre origini, il luogo a cui fare ritorno. La nostra casa.

Il racconto di due città prosegue: viene da Catanzaro ma vive a New York.

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Il racconto di due città prosegue “in rosa”, di nome e di fatto. Rosa è laureata in Biotecnologie presso l’Università di Catanzaro. E’ qui che Simona l’ha conosciuta ed è grazie a questa amicizia che siamo stati suoi ospiti a New York. Una ragazza fantastica: sorridente, dinamica, raggiante oserei dire. Ha un modo di interloquire proprio degli italiani, fatto di gesti vistosi e smorfie divertenti, che rendono comprensibile il concetto anche a chi non parla italiano. Rosa è una “self-made woman” potremmo dire. Dopo aver capito che la sua città – purtroppo – avrebbe potuto darle poche opportunità, si è messa in gioco e ha deciso di giocarsi la carta dell’estero. Ha fatto Poker: ha ottenuto un Dottorato di Ricerca in Svezia e ha vissuto a Stoccolma per ben quattro anni.

Il lavoro deve dare soddisfazioni, economiche ma non solo.

A Stoccolma ha trovato un lavoro pressoché perfetto. Non per nulla la Svezia possiede uno dei sistemi lavorativi più efficienti in Europa, forse al mondo. Se non erro è stato il primo Paese a introdurre la giornata lavorativa di sei ore. E lì gli stipendi sono molto interessanti. Ciononostante il benessere individuale non proviene solo dal soddisfacimento economico ma anche da quello sociale e dallo stile di vita adottato. Per il rovescio della medaglia i Paesi nordici sono un po’ “freddi” in termini di relazioni sociali. Rosa se ne rende conto a proprie spese e capisce di non essere tagliata per lo stile di vita svedese. Decide allora di rinunciare a un lauto stipendio in cambio della felicità. Ed ecco perché finisce a New York.

In sei mesi ha capito come funzionano le cose. “Qui è peggio che in Italia” ci dice, riferendosi a episodi di palese opportunismo. E sull’alimentazione del newyorkese medio preferisce stendere un velo pietoso. Pur tuttavia la città le calza a pennello. E’ enorme eppure la sente sua, in qualche modo la fa sentire sicura. Qui, dove ogni quartiere possiede le sue peculiarità al punto da sembrare una città a sé stante, ha trovato la sua dimensione. Al contrario in Svezia si sentiva ingabbiata in un circolo vizioso fatto di casa&lavoro. A New York invece sa che, pur se alla fine deciderà di trascorrere la serata a casa in panciolle, lì fuori c’è l’imbarazzo della scelta. Un beneficio niente male che solo le grandi città sono in grado di offrire. E New York non è grande, è enorme.

Cosa ci ha insegnato la storia di Rosa.

Ci ha insegnato che abbracciare il cambiamento è meglio che averne paura. Il cambiamento di per sé non è male, quello che importa è la direzione di tale cambiamento. Al contrario è troppo forte il rischio di assuefarsi all’abitudine, di perdere opportunità straordinarie nell’illusione di vivere una vita già perfetta. Ma la perfezione non esiste e non è possibile dire di aver raggiunto il top senza aver provato qualcosa di diverso. Per non cadere in questo oblio occorre darsi una scossa, motivarsi. Sono sempre entusiasta di ascoltare le storie di chi ha lasciato il buono per il meglio, di chi si è fermato un attimo per riprendere fiato e poi ha ripreso a correre. Perché chi si ferma (definitivamente) è perduto.

Due persone diverse, un racconto di due città, un filo conduttore: il viaggio. La città che non dorme mai potrebbe raccontarne infinite di storie ma chi l’avrebbe detto che proprio noi avremmo conosciuto quelle di due nostri conterranei? Il mondo è grande ma quando vuole sa essere piccolo piccolo.

E voi cosa ne pensate della storia di Steven e Rosa? Avete mai pensato anche voi di “ricominciare da zero”?

  • Rosa Sottile

    Grazie ragazzi! Siete due persone speciali e la vostra compagnia è stata fantastica! Vi auguro il meglio da questa fantastica esperienza di viaggio e conoscenza! In bocca al lupo!

    • Grazie a te dell’ospitalità, Rosa. Speriamo di poterti presto rivedere. Nel frattempo un abbraccio e un grande in bocca al lupo!