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Sweet home Chicago: l'orgoglio dell'Illinois - SimuMatti

Sweet home Chicago: l’orgoglio dell’Illinois

Sweet home Chicago, cantavano i Blues Brothers. Abbiamo scoperto perché: Chicago è stupenda.

Oh baby don’t you wanna go
Back to that same old place
Sweet home Chicago – Blues Brothers

Sweet Home Chicago, altroché se è vero. L’aspetto è molto simile a quello di New York City: un conglomerato urbano fatto di grattacieli altissimi e strade immense. A tal proposito vi consigliamo di non sottovalutare il traffico cittadino, che all’ingresso della città è stato terribile. Non solo abbiamo dovuto percorrere una strada a sei corsie con macchine che ci venivano addosso da destra e manca, a un certo punto l’abbiamo persino trovata completamente intasata. Solo successivamente abbiamo scoperto che il traffico era stato causato da una simpatica vecchina che aveva tamponato l’autobus scolastico. Mannaggia a lei e a chi le ha rinnovato la patente!

In mezzo ai grattacieli una grande sorpresa.

Quella sera abbiamo fatto la conoscenza di John e della sua ragazza Erin, conosciuti in quanto lui possiede un birrificio in città. E’ su loro consiglio che abbiamo assaggiato la famosa Deep Dish Pizza, ovvero la pizza di Chicago. Torneremo più tardi su questo aspetto. Certamente chiamarla pizza è un’eresia ma in questa sede permetteteci di dire che, pizza o no, la deep dish pizza è proprio ‘bbona.

sweet home chicago deep dish-pizza

Datemi da mangiare e mi renderete felice a vita

Quella sera siamo stati ospiti di Zack, couchsurfer con il pallino per il business digitale. Con lui convivono Alexa e Luna. La prima è l’ultimo prodigio della tecnologia firmato Amazon; la seconda è una gatta nera che sembra uscita fuori da Sailor Moon.

viaggio sulla strada chicago zack

Tra un morso e l’altro John ci ha raccontato che il bello di Chicago è il suo caleidoscopio di quartieri, ognuno dotato di vita propria. Il giorno dopo lo abbiamo constatato coi nostri occhi: con nostra grande sorpresa Chicago si è rivelata meravigliosa. Aggiungerei purtroppo, perché sottovalutandone il fascino avevamo messo in conto un solo giorno per visitarla. Vi raccomandiamo pertanto di dedicarle più tempo, perché se lo merita tutto. Ah, prima che mi dimentichi: preparatevi al vento. Non per nulla Chicago è soprannomminata The Windy City (‘la città ventosa’).

Passeggiare sulle sponde del lago Michigan: fatto!

Sempre su consiglio di John il giorno dopo abbiamo deciso di visitare la città a piedi, così da poterne assaporare l’essenza. In particolare da casa di Zack abbiamo raggiunto il centro (downtown) costeggiando il Lago Michigan. Il nome della via è Lakeview ed è fe-no-me-na-le! Lungo il cammino siamo stati coinvolti dall’entusiasmo delle persone attorno a noi, praticanti ogni genere di sport – dalla corsa al nuoto agli scacchi – e a dirla tutta anche il lago Michigan è stata una compagnia eccellente. Nel frattempo, di fronte a noi, i grattacieli inizialmente piccini erano diventano immensi. Aveva ragione John nel dire che quella passeggiata sarebbe stata “illuminante”. E’ stato come scoprire Chicago dalle fondamenta, una città vivace ma che sa apprezzare la vita.

sweet home chicago lakeview

Downtown attraverso la lakeview. Fenomenale, nevvero?

Chicago è una città piuttosto bislacca.

Una volta giunti nella downtown la prima tappa è stata il Chicago Cultural Center. Qui era originariamente ospitata la biblioteca centrale ma oggi è stato trasformato nel primo centro artistico e culturale municipale pubblico degli Stati Uniti.

Esattamente di fronte si trova il Millennium Park. Questo NON è un parco come tutti gli altri. Qui il verde latita. Al suo posto c’è lo splendore dell’architettura postmoderna. Il suo progetto di costruzione era ambizioso e assai costoso. Fu per questo motivo che, per finanziarne le spese di realizzazione, fu consentito alle aziende private di sovvenzionare l’installazione delle sue diverse strutture. Ed ecco perché il Millennium Park contiene una miriade di installazioni artistiche coi nomi di aziende private.

Ci sono il Jay Pritzker Pavillion, l’AT&T Plaza e ovviamente il Cloud Gate. Quest’ultima struttura – simpaticamente ribattezza “The Bean” (‘Il fagiolo’) – è una gigantesca scultura di nientepopodimeno che 110 tonnellate di acciaio, ammasso di metallo lucido sulla cui superficie si riflettono la città e i volti di tutti i suoi visitatori che lo fotografano. Una volta lì non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di fotografarci riflessi nello specchio.

sweet home chicago the bean

Sempre all’interno della Plaza non potrete non notare la Crown Fountain. Tecnicamente è una fontana ma di fatto non lo è: qui l’acqua viene spruzzata sotto forma di pixel. E’ infatti un’installazione artistica e videointerattiva. Nonostante sia stata abbondantemente criticata sia per l’altezza che per la resa sta ancora oggi in piedi ed è l’orgoglioso simbolo della cultura pop della città.

sweet home chicago crown fountain

Con questa faccia la Crown Fountain un pochettino discutibile è, voi che dite?

Proseguendo lungo la strada ci siamo imbattuti nel Chagall’s Four Seasons, enorme mosaico dell’omonimo artista. Si tratta di un gigantesco ammasso di quadratini che nel loro insieme misurano ben 21 metri di lunghezza e 4 metri di altezza, superficie su cui l’artista ha rappresentato l’evoluzione delle quattro stagioni.

sweet home chicago four seasons

Sweet home Chicago, la mecca degli architetti.

Dopodiché è iniziato il tour architettonico. E’ bastato sollevare lo sguardo per rendercene conto: Sweet Home Chicago è quella città dove gli architetti si sono dati alla pazza gioia. Qui sono stati realizzati alcuni tra gli edifici più strani nel pianeta. E non sto parlando solo di architettura moderna: anche gli edifici antichi erano (e rimangono) alquanto bizzarri.

Trovarli è semplice: tutti si trovano sulla medesima strada chiamata Michigan Avenue, in città nota come il “Magnificent Mile”. Il primo in cui ci siamo imbattuti è stato il Marquette Building. Si tratta di uno dei primi grattacieli di acciaio mai costruiti (1895) e rappresenta uno degli esempi più prestigiosi della Scuola di Architettura di Chicago. In origine le sue pareti erano coperte di terracotta rossa. Purtroppo l’inquinamento ha trasformato il rosso in nero ma non ha leso il suo fascino.

sweet home chicago marquette building

Non limitatevi ad osservarne l’esterno perché all’interno giace un tesoro. La parete esagonale nell’atrio è coperta da un grande mosaico con dettagli in vetro, madreperla e altre pietre preziose, raffigurante i momenti più importanti della vita dell’esploratore Jacques Marquette – cui l’esidicio è dedicato -, in particolare la sua spedizione nell’Illinois e l’incontro coi nativi americani.

sweet home chicago mosaico

Poco più in là si trova la Federal Plaza, considerata dagli abitanti come l’emblema di Chicago e del suo carattere sobrio e minimale. Qui le piastrelle in granito nero e grigio sono circondate dal vetro degli edifici intorno. L’unico elemento che spezza il rigore dell’ambiente è la scultura rossa di ben 53 metri chiamata “Flamingo”, una versione moderna del fenicottero rosa.

Grattacieli come se non ci fosse un domani.

Non fatevi poi sfuggire la Tribune Tower. Venne costruita originariamente nel 1868 e andò in fiamme nel 1871, per poi essere ristrutturata. La versione odierna è il frutto di un concorso indetto per progettare l’edificio per uffici più bello del mondo. Non sappiamo se lo sia veramente, di certo lo stile neogotico lo contraddistingue positivamente dal resto degli edifici cittadini. Non solo: oggi la torre è sede del quotidiano Chicago Tribune. Questo dettaglio è importante perché prima della sua costruzione i reporter del giornale in questione inviarono pietre e mattoni provenienti da luoghi celebri di tutto il mondo. Oggi quelle stesse pietre sono state incastrate nella parte più bassa della torre formando una successione unica nel suo genere. Dalla Grande Muraglia Cinese al Taj Mahal passando per San Pietro a Roma.

sweet home chicago tribune tower

A soli pochi passi di distanza si trova il Rookery Building, un colosso di acciaio che si tiene in piedi dal lontano 1888. Dulcis in fundo abbiamo visitato il Fisher Building e il Monadnock Building.

sweet home chicago monadnock building

Il Monadnock Building in tutta la sua imponenza

Il primo è così chiamato in onore del magnate Lucius Fisher che ne ha finanziata la costruzione. In tributo al suo cognome le pareti sono state adornate con incisioni a forma di pesce (fish = pesce); il secondo si trova esattamente di fronte, è stato eretto nel 1891 ed è ancora oggi il più alto edificio al mondo con telaio in ferro e struttura portante in mattoni.

Si conclude così il nostro viaggio nella Sweet Home Chicago. E’ stato un peccato non poterla conoscere meglio, perché questa città sembra avere tantissimo da offrire.

Voi siete mai stati a Sweet Home Chicago? Vi è piaciuta?

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