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Un giorno di paura e delirio a Los Angeles - SimuMatti

Un giorno di paura e delirio a Los Angeles

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Los Angeles è bella e sbrilluccicante ma all’ombra dei grattacieli si nasconde un’imbarazzante verità, fatta di paura e delirio.

Paura e delirio a Las Vegas, certo, ma anche Los Angeles non scherza. Vi avevo lasciato con la prima parte del tour dedicato alla città degli angeli. Concludo oggi in bellezza con Hollywood e l’immancabile Walk of Fame, la prestigiosa via stellata del cinema. Qui camminato celebrità di tutto il mondo, alcune delle quali hanno perfino lasciato le impronte di mani e piedi.

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L’atmosfera di Hollywood è unica. Ogni giorno sulla Walk of Fame è caccia aperta allo sfortunato VIP di turno. Basta poco per rendersi conto che siamo solo turisti. Con la differenza che, anziché la solita foto, siamo tutti in febbricitante attesa che da un momento all’altro salti fuori questo o quel personaggio famoso per scattare un selfie memorabile.

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Non capita tutti i giorni di finire tra le grinfie di King Kong… Aiuto!

Appena siamo arrivati è iniziata la ricerca alla star preferita. Simona, che stava finalmente scoprendo la sua passione latente per i telefilm. Da buona infatuata di House of Cards ha optato per Kevin Spacey – come darle torto? – mentre io, animo sportivo, sono andato su un altro nome prestigioso, che prima ancora di essere un attore è un grandissimo atleta: Bruce Lee.

Camminando a testa china per un chilometro come se stessimo cercando il portafogli perduto abbiamo rinvenuto anche le tracce del trio delle meraviglie di Harry Potter, Harry-Ron-Ermione, e gli italianissimi Marcello Mastroianni e Sophia Loren.

A Los Angeles paura e delirio si nascondono dietro ogni angolo.

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A Los Angeles tutto è bislacco, anche le strisce pedonali

La cosa incantevole di Los Angeles è che nasconde meraviglie dietro ogni angolo. I nostri angoli nello specifico sono stati: il mercato alimentare District Market, intero piano terra di un palazzo residenziale dedicato allo street food americano; la Walt Disney Concert Hall, sala concerti dove si svolgono spettacoli magnifici; le strisce pedonali coi colori dell’arcobaleno; le interpretazioni magnifiche di strani mappamondi che decorano spoglie mura; The Last Bookstore, “l’ultima libreria” sulla faccia della terra.

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Non è tutto oro quel che luccica, soprattutto a Los Angeles.

Nonostante il suo indiscusso fascino proprio a Los Angeles, lontano dagli occhi delle telecamere, si consuma quotidianamente la tragedia. Una tragedia di cui siamo stati – ahinoi – testimoni.

Per risparmiare sul parcheggio abbiamo deciso di lasciare l’auto fuori dal centro. Due passi non ci avrebbero fatto male, anzi ci avrebbero consentito di apprezzare la città da un altro punto di vista. Purtroppo – o per fortuna – sarebbe stato il punto di vista peggiore.

All’ombra dei grattacieli esiste un quartiere a forte disagio sociale. Tutti ne conoscono l’esistenza – gli hanno persino dato un nome: Skid Row – ma a nessuno sembra stare a cuore la condizione dei senzatetto che qui hanno montato le loro tende.

Attenzione: contenuti forti.

Inizialmente non ce ne siamo accorti, poi abbiamo notato alcuni dettagli poco piacevoli. Prima le grida furiose provenienti da uno degli edifici circostanti, poi le autovetture che riscaldavano deliberatamente i motori in attesa che il semaforo diventasse verde, per poi schizzare a tutta velocità lasciando sull’asfalto la scia dei pneumatici. Erano questi i primi segnali dell’ingresso al ghetto.

Finché, girato l’angolo, ci siamo trovati di fronte a una scena scioccante. Una vera e propria tendopoli. Uno stuolo di tende, proprio come quelle che avevamo utilizzato anche noi giorni prima nei parchi nazionali. Con la differenza che qui non eravamo in mezzo al verde, bensì sull’asfalto, circondati dall’immondizia, e queste tende non erano un rifugio provvisorio, bensì una vera e propria casa.

Potevamo immaginare che a neanche 1 km dal centro di Los Angeles potesse esistere un tale degrado? A quel punto avremmo dovuto fare retro front, ma è stata proprio la “sicurezza” che non fossimo distanti dal centro a darci il coraggio di passare oltre. Inoltre girando i tacchi avremmo potuto dare nell’occhio e chissà cosa avrebbero pensato di noi, viaggiatori sprovveduti, tutte quelle persone costrette a vivere di espedienti.

Qui non è Hollywood.

Niente razzismo, nessun pregiudizio, nessuna sentenza nei confronti di persone più sfortunate. Solo l’amara verità. Però ammetto che in quel momento abbiamo provato paura, tanta paura. E’ strano a dirsi, tuttavia Los Angeles è stato l’unico luogo in cui ci siamo sentiti in pericolo in tutta la nostra luna di miele.

Stavamo camminando in mezzo alla tendopoli. La tensione era palpabile. Lo sento dalla stretta di mano di Simona, sempre più vigorosa, praticamente nervosa. Sento le mani farsi appiccicose per il sudore e improvvisamente mi accorgo di essere anch’io a disagio. Ma non voglio che Simona, già in preda al panico, se ne accorga. E allora ricambio la presa, le stringo la mano forte, per farle capire che le sono accanto. E allora accelero il passo, tirandola dietro. Peccato che passiamo dalla padella alla brace.

Ci troviamo in mezzo a un gruppo di uomini e donne di colore. Molti indossano vestiti disusi, altri sono a torso nudo, alcune donne esibiscono con disinvoltura il seno alla luce del sole. Prostitute, evidentemente. Non posso fare a meno di lanciare qualche occhiata fugace attorno. E’ troppo veloce per poterne essere sicuro, tuttavia mi è sembrato di assistere a scambi discreti di beni in cambio di denaro. E sebbene non lo abbia visto coi miei occhi sono sicuro che dentro qualcuna di quelle tende si stesse perpetrando il consumo di droghe. A darne la conferma è la scena più terribile della giornata: una donna moribonda, le braccia penzoloni, una siringa con l’ago ancora piantato nel braccio.

D’impulso ho distolgo lo sguardo, ho abbassato la testa e accelerato il passo. A quel punto anch’io ero abbastanza nervoso e mi accorgevo di avere la fronte madida di sudore. Simona aveva addirittura iniziato a tremare. Per fortuna il peggio era alle nostre spalle e nel giro di cinque minuti saremmo stati sotto ai grattacieli, circondati da auto strombazzanti. Il resto della storia lo conoscete.

Non dimenticherò mai questo giorno, il giorno in cui ho visto il genere umano raggiungere il fondo. E mi dispiace, mi dispiace davvero, perché il mio ricordo di Los Angeles rimarrà collegato a questo spiacevole episodio. Oggi che ci penso a mente fredda ho capito una cosa importante. Avevo paura, è vero, ma anche compassione, sconforto e soprattutto rabbia.

Questo episodio dimostra che ci preoccupiamo dell’apparenza e ci dimentichiamo di essere. E se poi, lontano da tutto e da tutti, altre persone vivono condizioni di enorme disagio, a chi importa? Alle autorità competenti probabilmente no: questa è una scomoda verità e intervenire significa ammetterne l’esistenza. Neppure a noi comuni mortali, che ci sentiamo estranei fintanto che il problema non ci tocca personalmente. La verità è che ne siamo complici.

“Tormentata è l’esistenza di chi vede oltre le apparenze”. E allora è molto più facile distogliere lo sguardo, da veri vigliacchi. Nessuna vergogna, nessuno lo verrà mai a sapere. L’importante è che all’apparenza sia tutto uno spettacolo di luci e musiche. Paura e delirio saranno messe in ombra dai riflettori. Show must go on.

E’ stata veramente una giornata di paura e delirio, quella che abbiamo vissuto a Los Angeles. Quel giorno siamo stati testimoni di un fatto scioccante, che porteremo sempre con noi.

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