Viaggio on the road: inizia l’avventura negli USA

Il nostro viaggio on the road ha inizio: da New York City a Los Angeles attraverso 14 stati in meno di 40 giorni.

Finalmente ha inizio il nostro viaggio on the road negli Stati Uniti. Dopo esserci lasciati alle spalle (con grande dispiacere) New York City – correte a guardare il nostro video su YouTube! – ci siamo mossi verso Philadelphia, passando così dallo stato di New York a quello della Pennsylvania (probabilmente quello che detiene il maggior numero di immigrati italiani). Il primo attraversamento di confine di una lunga serie.

Per raggiungere Philadelphia abbiamo utilizzato – ovviamente! – la soluzione più economica, cioè  l’autobus. Tramite una ricerca su internet abbiamo trovato la compagnia Boltbus, biglietto a soli 9 dollari a persona, con la comodità di averlo sull’app dello smartphone, senza bisogno di stamparlo. A Philadelphia ci aspettava la macchina con cui avremmo realizzato il nostro viaggio on the road coast-to-coast, seguendo un itinerario che in meno di 40 giorni ci avrebbe condotto a Los Angeles dopo aver attraversato ben 14 Stati.

Le alternative erano due: (1) chiedere passaggi – non sapremo mai se e quando saremmo giunti a destinazione, sempre se Simona non mi avesse fatto fuori prima – oppure (2) spostarci attraverso gli autobus con le compagnie Greyhound e Megabus, soluzione ostica oltre che più onerosa. A conti fatti (in un articolo dedicato vi mostreremo i dettagli della spesa), pur includendo i costi del carburante, il viaggio on the road è la soluzione più conveniente per visitare gli Stati Uniti.

Decidere di attraversare gli Stati Uniti on the road è stato un affare su tutta la linea.

A prescindere dal vantaggio economico, sono diverse le ragioni che ci hanno spinti a scegliere il viaggio on the road. Innanzitutto il senso di libertà che solo disporre di un mezzo autonomo trasmette – ed è ciò che rende tanto affascinanti le avventure della Beat Generation tanto cara a Jack Kerouac. Col senno di poi il vero vantaggio è stato poter raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili, soprattutto una volta raggiunto il “selvaggio West”.

Cos’altro abbiamo fatto a Philadelphia?

Philadelphia è una città ricca di verde ma a misura d’uomo. Al pari di New York si è sviluppata in altezza. Abbiamo fatto una sosta al Parco Logan Square, al cui centro è ubicata un’enorme fontana d’acqua. Non sappiamo se sia stata pensata a solo scopo ornamentale, ma abbiamo trovato folkloristico che i clochards la utilizzassero per farsi la doccia.

viaggio on the road philadelphia plaza

Dal Parco ci siamo mossi verso il Museo d’Arte. Per raggiungerlo bisogna percorrere una strada chiamata Benjamin Franklyn Parkway, che conduce al centro della città ed è tappezzata di bandiere di tutto il mondo.

viaggio on the road philadelphia rocky

Lo Stallone Italiano in posa plastica. Adrianaaa ne sarebbe orgogliosa.

Di fronte al museo si trova la celebre Rocky Steps, ovvero la scalinata su cui Sylvester Stallone nel film Rocky si allenava. In cima si trova persino l’impronta delle sue scarpe. Alla base della scalinata si trova invece la statua di Rocky. Impossibile andare via senza chiedergli un selfie. Consigliata anche la City Hall (Municipio): l’edificio è mastodontico ed è tra i più grandi mai visti.

viaggio on the road philadelphia city hall

Muoversi all’interno di Philadelphia è facile.

Per muoversi all’interno della città potete optare per la soluzione in superficie o quella sotterranea. Sopra troverete i caratteristici e gettonati risciò, agghindati a festa con una serie di oggetti pendenti che ricordano la culla di un bambino un po’ troppo cresciuto.Sottoterra corre una metro un po’ anacronistica, organizzata in carrozze numerate che corrono sotto e sopra la città. Il servizio è gestito dall’azienda SEPTA e per potervi accedere dovete munirvi di gettoni (chiamati tokens). Ne occorre uno per persona. Li potete acquistare di fianco ai tornelli ma vi costeranno 2.5 dollari cadauno, mentre allo sportello all’interno della stazione o presso i chioschi sulla strada li pagherete 2 dollari. Vale sempre la pena risparmiare.

Tra viaggiatori e sognatori c’è buon feeling.

Nel pomeriggio ci ha raggiunti Jordan, un ragazzo che abbiamo conosciuto attraverso Couchsurfing. Vi parleremo più approfonditamente di Couchsurfing in un altro articolo. In questa sede vi anticipiamo che si tratta di una comunità di persone appassionate di viaggi. C’è chi offre alloggio, chi lo richiede e chi vuole semplicemente conoscere altri viaggiatori. Funziona come Airbnb (servizio di alloggio presso privati), con la differenza che qui non si paga, di conseguenza non ci sono standard garantiti. Vi potrà capitare di dormire sul divano come su un letto oppure per terra, dipende da quello che l’host – così è chiamato l’ospitante – ha da offrirvi. Noi lo abbiamo fortemente voluto per il nostro viaggio on the road, così da poter conoscere persone del luogo e vivere per qualche giorno secondo il loro stile di vita.

Jordan ci ha raccontato un po’ di Philadelphia.

viaggio on the road philadelphia murales

A Philadelphia troverete numerosi murales coloratissimi. Questo è quello che ci è piaciuto di più.

Secondo lui non è un grande posto in cui vivere. Non tanto per il luogo quanto piuttosto per le persone, soprattutto i chiassosi tifosi della squadra di football cittadina. La città è stata fondata da William Penn, è stata capitale dello stato della Pennsylvania dal 1701 al 1799 e il nome significa “città dell’amore fraterno” (‘city of Brotherly love’). Dietro questo nome c’è lo zampino della Massoneria. Fu infatti la Massoneria a fondarla e a costruire qui una delle più antiche Grandi Logge Massoniche negli Stati Uniti (1786).

viaggio on the road philadelphia mormons

Il piatto forte (e orgoglio cittadino) è il Philly cheesesteak, niente più di un panino farcito con formaggio e carne che ci ha presentato con scarso entusiasmo. Su suo suggerimento vi consigliamo di visitare la Liberty Bell, scultura metallica a forma di campana situata in centro, e lo Spruce Street Harbor Park, un parco dotato di una quantità notevole di amache per metro quadro.

Ha girato gli Stati Uniti con un mezzo d’eccezione: la bicicletta.

La sua impresa più epica è stata raggiungere il Sud del Paese in bicicletta, partendo da Philadelphia e percorrendo qualcosa come 7.000 miglia. Ci ha raccontato anche dei suoi viaggi ad Albuquerque, nel New Mexico, e nei vari Parchi Naturali dell’Ovest. Le sue descrizioni ci hanno fatto sognare e hanno fatto crescere esponenzialmente la voglia di immergerci anche noi nella natura.

 

E’ duro il momento dell’addio. Ma chi ha detto che si tratta di un addio?

Quando l’ho salutato, il giorno dopo, mi sono detto “è una fortuna e al contempo una sfortuna avere così poco tempo da trascorrere con persone così”. Una fortuna perché al momento del saluto il legame non ha ancora attecchito al cuore, cosa che potrebbe trasformare l’addio in un momento molto triste. La sfortuna è che non sono ancora riuscito ad abituarmi all’idea di dover dire addio a una persona. E probabilmente non mi abituerò mai. E’ per questo che ho deciso di considerare il saluto come un arrivederci anziché un addio: un giorno ci si potrebbe nuovamente incontrare da qualche parte. Il mondo, quando vuole, è piccolo.

viaggio on the road philadelphia jordan hope

Jordan- Hope, grazie per l’ospitalità!

 

Cosa ci ha insegnato Jordan.

Jordan è un viaggiatore-sognatore. Ama leggere di tutto e di più e quando non può viaggiare desidera ospitare altri viaggiatori, così da avere la possibilità di viaggiare anche lui con la mente. Jordan ci ha insegnato che l’ospitalità è sacra. Non vive nel lusso ma ci ha dato praticamente tutto quello che aveva a disposizione ed è stato fantastico. Oltre a fornirci l’alloggio (e la compagnia) è venuto a prenderci con la macchina nel locale in cui ci trovavamo e l’indomani ci ha accompagnati al punto di ritiro dell’autoveicolo a noleggio. Per ricambiare il favore abbiamo cucinato per lui e per la sua fidanzata Hope un semplicissimo piatto di spaghetti al pomodoro. Non era niente di speciale, ma l’atmosfera di condivisione e il condimento a base di aneddoti di viaggio lo ha reso buono da leccarsi i baffi. Nel frattempo io e Simona siamo per un attimo tornati in Italia, senza sapere che quello sarebbe stato l’ultimo piatto di pasta per un lungo periodo.

Il giorno dopo è iniziato il nostro viaggio on the road a tutti gli effetti.

Ci siamo messi al volante di una Chevrolet – così da sentirci dei veri Americani – e grazie all’aiuto di Google Maps abbiamo raggiunto Adamstown. Lì abbiamo visitato una fabbrica di birra che è contemporaneamente panificio e caseificio. Ma questa è un’altra storia che spero di potervi raccontare presto. Il viaggio nel frattempo proseguiva a ritmo serrato.

– Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.

(Jack Kerouac, On the road)